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Dopo una giornata passata nei campi, in fabbrica, sul tram o in salumeria, quando i tempi erano lontani e gli anni settanta ancora non erano dietro l'angolo,l'uomo tornava a casa. I tempi erano diversi, qualcuno ancora indossava lo smoking, la sera andavano tutti al cinema e molta più gente fumava la pipa. Pipe magari non bellissime, pipe fatte dalla gente e per la gente, pipe con un anima ma senza il vestito da festa. Oggi il mondo è molto diverso, nessuno più si rade con il rasoio a mano libera, il cinema è in crisi, e ci siamo dimenticati i palpiti d'amore di quando da ragazzini quegli occhi azzurri ci teneva per mano e di contro le pipe si sono messe tutte l'abito da gala. Una sera, durante la festa della pipa di Cagli, siamo entrati in contatto con un tesoro di tempi antichi grazie ad un amico: Fabrizio Romeo; questo magro grande uomo di terra di Calabria aveva trovato nella segheria del padre dei sacchi di abbozzi di radica datati 1970. Il dubbio e il desiderio, proprio come la prima fidanzatina col vestito a fiori, era immenso e smaltendo la nottata non riuscivamo a dormire, volevamo baciare quelle radiche sentirne il sapore e provare cosa fosse una vera radica calabrese invecchiata davvero vent'anni. L'alba sorse, e i tiepidi consigli del sole rinvigoriti da un caffè forte ci portarono a una decisione: quelle pipe dovevano essere nostre dovevamo conquistarle e conoscerle e qui entrò in gioco un amico Stefano Santambrogio, nel tempo perso accettò di realizzarle per noi, la telefonata era fatta: toccava vedere se la ragazza avrebbe accettato di uscire con noi. Il tempo, passò con neve e freddo, pioggia e grandine, piccole soddisfazioni e grandi problemi: dopotutto siamo umani, noi c'eravamo dimenticati di quelle teste, ma quelle teste non s'erano dimenticate di noi: la ragazza si stava truccando e facendo bella e noi aspettavamo in macchina che scendesse per portarla fuori. Poche settimane fa si presenta in tabaccheria uno spedizioniere, alto e largo come un armadio di una volta, uno di quelli che ti scartocciano come una caramella se lo fai arrabbiare; con tre scatole in mano: le pipe.
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Nel nostro racconto potrei magnificare o demonizzare il prodotto ma non è mia intenzione farlo, ora la ragazza è uscita dal portone e noi siamo tesi sognando che la serata finisca bene, ma non possiamo saperlo, e voi non potete per forza credere alla nostra esperienza di fumata su queste pipe come non saprete mai se la ragazza vi inviterà a salire in camera sua dove si sfilerà il vestito a fiori; quello che possiamo dire è che la nostra esperienza è stata strepitosamente unica: non buona o cattiva ma nuova. Ora sappiamo cos'è una radica calabrese e invecchiata davvero, e fidatevi per la maggior parte di voi questo è ancora un mistero, sono radiche durissime zeppe di tannino amare all'inizio come lo erano le peterson degli anni 80; sono pipe che vanno sapute fumare perché non solo non ti regalano nulla, ma anzi se non le fumi con attenzione senti i sapori della radica assalirti. Su queste pipe il discorso in realtà è molto complesso perchè se ci domandiamo cosa succede ad una placca di radica durante la sua lavorazione in pipa ci si aprono davanti vari scenari: andiamoli ad esaminare.

Per stagionare la radica servono delle condizioni climatiche particolari e dei tempi lunghi, di conseguenza in un secolo di storia delle pipe di radica, ogni produttore ha sviluppato il suo metodo per riuscire nella stagionatura nel minor tempo possibile in questo processo che in sintesi serve a far spurgare il legno di tre fattori: umidità in eccesso, tannini e tutto quello che la bollitura non ha potuto portare via. Ora ci conviene pensare in uno e un solo modo: la stagionatura disidrata la radica ma non può andare avanti all'infinito perchè ad un certo punto la radica diventa durissima ma fragile alla lavorazione: insomma appena la si lavora si spacca.
Una buona stagionatura varia da un minimo di cinque anni ad un massimo di “X” anni dove “X” non è una costante varia da radica a radica e da luogo di provenienza della radica ( una radica albanese siccome è morbida e a grana larga ci metterà molto meno tempo a stagionare di una calabrese che è a grana stretta e dura). Arriviamo ora al discorso forse più importante: artigiani, industrie marchi o workshop cercano di inventarsi metodi per velocizzare il processo di invecchiamento della radica per non avere un capitale di radica e magazzini fermi per anni o decenni e questi metodi cambiano il sapore delle pipe, non in meglio o in peggio, li cambiano e basta. Diciamo in linea di massima che se non si vuole stagionare la radica in maniera naturale (sia esso in magazzini, sotto terra o in qualunque altro modo prevede il non intervento dell'uomo sulle placche attraverso metodi non invasivi) si può intervenire o con i forni che disidratano la radica in brevissimo tempo ma che purtroppo rendono il sapore delle pipe piuttosto piatto dato che fanno evaporare tutta l'umidità e quant'altro in pochissimo tempo senza dare alla placca il tempo di assorbire nulla dall'ambiente circostante; il secondo metodo invece è quello usato per la stragrande maggioranza delle pipe anglosassoni ovvero l'immersione negli oli che senza che vi fate raccontare balle non ha inventato Taylor in questo modo si friggono le placche in una mescola degli oli: queste pipe per intenderci sono le dunhil e le peterson che hanno quel loro caratteristico sapore da molti definito duro, dato che per le prime fumate il gusto del tabacco non traspare: difatti prima dovremo fumarci gli oli e solo dopo al pipa comincerà a cuocersi e a far venire fuori i sapori che vogliamo sapere. Questi sono i due metodi “artificiali” principali per velocizzare la stagionatura, ma come avevamo detto all'inizio le nostre bozze semilavorate il signor romeo per le vicissitudini della vita le aveva dimenticate nel locale di stagionatura veramente per vent'anni e quando finalmente sono giunte a noi e le abbiamo fumate ci siamo resi conto che: nel nostro caso le pipe erano durissime alla fumata perchè probabilmente il tempo era intervenuto come se fosse un bagno di olio e chiedendo in giro ai pochi decani rimasti vivi tutti ci hanno confermato che le pipe di quando erano ragazzi e giovani, le pipe di tutti, le pipe del popolo erano così all'inizio dure e amare e poi si addolcivano col tempo diventando soavi e quindi noi ci siamo messi di buona lena a fumarci queste pipe e a provarle intensamente e ad oggi dopo un mese di fumate le pipe che abbiamo preso per noi stanno cambiando, non sappiamo come e dove ci porterà questo fumare ma credeteci è una macchina del tempo. Resta a voi il compito di conquistare la ragazza, e non tutti accetterà come compagno, ma ai fortunati risplenderanno le stelle negli occhi.
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