Tabaccheria Sansone di Roma - pipa sigari e accessori da fumo
IL FANTASMA DEL SOBRANIE

Nebbie, freddo, piove e il viandante a capo chino si dirige verso la locanda; umido e grondante dal pianto del cielo, sogna una serie di birre e una fumata di pipa.
Le ore fredde di quel giorno di pioggia sono state interminabili, e giunto presso la stamberga, dopo aver consumato ceci e arrosto di maiale, birra di malto nero e pane di segale, il Nostro estrae la pipa dalla giberna, il tabacco....... e ad un tratto ecco il ramingo proferir una sonora imprecazione: ha finito il tabacco.
Si guarda attorno, nessuno fuma, tossisce inquieto, fintanto chè un vecchio rugoso dall'età indefinibile, un anello per ogni dito, e una bocca completamente sdentata salvo per un unico dente nero vi si avvicina senza proferir parola.
Una scatola di tabacco passa dalle mani del vecchio a quelle del commensale il quale per lo stupore dilata gli occhi: una scatola bianca..... il tabacco scomparso, il santo graal dei tabacchi.
Un tuono a pochi metri illuminò la sala e subito dopo, il vecchio...
"carica e fuma!"
un grazie con la testa e via a caricar la panciuta pipa.
La prima nuvola azzurra e poi il buio.
I sapori, e gli odori di terre in medioriente: sole e sudore, l'odore di resine e di sterco di cavallo. Il sole sorge sulla terra di izmir e un occhio azzurro si alza a guardare l'orizzonte in fiamme. Il vecchio tossisce e il viaggiatore rientra nel suo corpo: "cos'è questo tabacco" proferisce parola
ma il vecchio tace e invece estrae dalla tasca un lettera:  "vai qui e lo scoprirai" e nella busta un solo indirizzo in Tagikistan. Il tabacco finisce, coi suoi odori e coi suoi sapori , di terra bagnata, incenso e canti gregoriani: l'uomo va a a dormire.

L'indomani, un pallido sole sorge, freddo e umido di mille proposte e promesse mai mantenute, ancora nel naso quell'odore e quel sapore e la consapevolezza, che quel tabacco è morto una dozzina d'anni prima, eppure ...... eppure...... eppure quel sapore non da dubbi, e alla fine come se chiamato da un ode insignita da una musa, l'uomo  decide di seguire il prurito dei suo piedi, e ripresi i pochi averi che possiede: Parte!!!

Gli anni passano, il tempo ingrigisce i capelli e la morte con una rugginosa falce s'avvicina sempre un pò più al nostro viandante; passo dopo passo i chilometri scorrono sotto i piedi e le scarpe si consumano, il sole cuoce e spella la pelle rendendo bionda la barba, ma imperterrito egli avansa inseguendo la ghignante chimera di quella unica indimenticabile fumata.

La notte, abracciando il mantello, dinanzi a un fuoco scoppiettante presso la boscaglia e fumando un tabacco insipido o pergiurico, non fa altro che pensare, pensare, e pensare al giungere del luogo in cui ritroverà quel tabacco, e annusando il fumo che il combustere del legno crea, sentendo quell'aria affumicata tutto torna alla memoria di quel fumare.


Il sole sorge nuovamente in terra tagika, e finalmente l'uomo giunge presso quell'indirizzo: ma dinanzi a se v'è una casa diroccata e nel giardino due donne: queste alzano la testa dal loro lavoro e guardando l'uomo cominciano a  ridere come due ossesse.
L'uomo vi si avvicina speranzoso e la più vecchia guardandolo esclama
"eccone un altro che invece di godersi la vita cerca il Balkan: è morto!"

Giuseppe e Gianluca

 
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